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Dott. Alfredo Giordano - Chirurgo generale - Colo-proctologo

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Prolasso genitale

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Il prolasso genitale rappresenta l’espressione del cedimento parziale o totale dei sistemi di sospensione e di sostegno degli organi pelvici. I segmenti che possono essere interessati sono la vagina, la vescica e l’utero ( rettocele, cistocele, prolasso uterino).

Può essere associata incontinenza urinaria. Talvolta un prolasso di grado elevato può mascherare l’incontinenza urinaria grazie alla distorsione dell’uretra ( struttura che mette in comunicazione la vescica con l’esterno) e quindi la correzione  del prolasso, riportando in alto la vescica e rettilineizzando l’uretra, può rendere manifesta l’incontinenza.

La causa del prolasso genitale è da ricercarsi nella lassità e/o lesione delle strutture di sostegno della pelvi (traumi da parto, atrofia post-menopausa).

La sintomatologia comunemente è data da senso di peso pelvico, disuria (difficoltà nell’urinare), stipsi.

 

-->La classificazione del prolasso uterino è la seguente:

I grado: cervice uterina che raggiunge il tratto medio della vagina

II grado: la cervice raggiunge l’ostio vaginale

III grado: la cervice esce dalla vagina

IV grado: l’intero utero esce dalla vagina

prolasso di utero IV stadio

La terapia del prolasso dell’utero è chirurgica e consiste nella correzione per via vaginale o addominale, a volte nell’isterectomia, associando a volte l’uso di protesi.

 

Da qualche anno è stata messa a punto una tecnica chirurgica che consente di risolvere contemporaneamente la discesa di vagina, vescica e retto.  Un progresso importante rispetto alle terapie adottate fino ad oggi, che si concentravano sul prolasso uterino, ben visibile, che spesso – una volta su tre – davano luogo a recidive, e che trascuravano le altre due patologie associate, che procurano incontinenza e stipsi.

 

La nuova procedura, che si chiama POPS, Pelvic Organ Prolapse Suspension.

La POPS prevede l’inserimento di una benda di sospensione (protesi) a livello sottoperitoneale con un approccio laparoscopico o laparotomico. In pratica questa benda viene ancorata alla vagina e fissata ai muscoli laterali dell’addome in  modo da sollevare l’utero riposizionandolo in alto, nella sua sede anatomica. Così esso può continuare a svolgere la funzione fisiologica di barriera tra retto e vescica, evitando l’espansione della stessa vescica e la compressione del retto che danno luogo all’incontinenza urinaria ed a gravi forme di stipsi.

Al tempo stesso la conservazione dell’utero evita tutti i disturbi psicologici della sfera sessuale che si verificano in caso di asportazione dell’organo. In questo modo con un unico intervento, è possibile risolvere contemporaneamente gli scivolamenti verso il basso di tutti gli organi del bacino.

A fine intervento se dovesse residuare una quota di prolasso rettale, come può accadere nei prolassi di grado elevato, si può completare il trattamento con una resezione transanale, STARR.

L’intervento viene effettuato in anestesia generale se condotto in laparoscopia ed in anestesia spinale se condotto in laparotomia, con un ricovero breve di 2-3 notti.